Archivo de Indias

L'Archivio General de Indias di Siviglia, situato in un edificio davanti alla Cattedrale, è una ricca fonte di informazioni sul passato coloniale spagnolo.

L’Archivo General de Indias è un archivio di grande valore, che raccoglie i documenti illustrativi sulla storia dell’Impero spagnolo nelle Americhe e nelle Filippine.

L’edificio, un esempio di architettura rinascimentale spagnola ispirata al modello italiano, fu progettato da Juan de Herrera, ed assieme al suo contenuto sono stati ammessi dall’UNESCO nel 1987 nella lista dei patrimoni mondial dell’umanità.

Completamente in pietra, l’Archivio de Indias ha una struttura a pianta quadrata con un ampio cortile centrale, circondato da atri laterali lungo tutto il perimetro, su due piani. E’ poi sormontato da una balaustra, con obelischi agli angoli che la sorreggono. All’ingresso, da ammirare la scala monumentale, che conduce al piano superiore, il quale venne aggiunto soltanto in seguito, assieme alla Croce del Giuramento.

Quando fu scelto da re Carlo III come sede dell’Archivio, furono realizzate altre opere come la nuova decorazione della scala principale. Le pareti esterne sono ritmicamente modulate da pilastri di basso rilievo.

Le origini

L’origine della struttura risale al 1572, quando il Re Filippo II commissionò l’edificio a Juan de Herrera con l’intento di creare un posto dove i mercanti di Siviglia potessero esercitare la loro professione.

L’edificio doveva essere la casa del Consolado de mercaderes di Siviglia. Prima di allora infatti, i mercanti della città erano stati abituati a ritirarsi nei freschi incavi della cattedrale per fare affari o nei pressi dell’Università, creando non pochi malcontenti.

La struttura

La costruzione dell’Archivo de Indias fu iniziata nel 1584 da Juan de Mijares, utilizzando i piani di Herrera; i lavori, secondo anche quanto scritto su una iscrizione riportata sulla facciata nord, dovevano essere conclusi nel 1598, ma in realtà furono completati solo nel XVII secolo.

Con un decreto del re Carlo III, fu deciso nel 1785 che il Consolado avrebbe dovuto ospitare tutti gli archivi del Consiglio delle Indie, con l’intento di riunire tutta la documentazione relativa all’impero d’oltremare. Fino a quel momento tali documenti erano infatti sparsi fra gli archivi di Simancas, Cadice e Siviglia.

La responsabilità per il progetto fu delegata a José de Gálvez y Gallardo, Segretario per le Indie, che avrebbe dovuto collaborare con lo storico Juan Bautista Muñoz per l’esecuzione del progetto. L’idea di Carlo III fu spinta da due motivi principali: da una parte vi era la mancanza di spazio nell’Archivio Generale de Simancas per contenere tutti i documenti della Compagnia delle Indie, in prospettiva poi vi era l’auspicio che in futuro l’Impero Coloniale Spagnolo si sarebbe sempre più ingrandito, tanto da dover trovare un posto spazioso e sicuro, per conservare tutti i documenti relativi alla sua storia. I primi documenti iniziarono ad essere trasferiti a partire dal 1785.

I documenti conservati

Oggi l’Archivo de Indias contiene materiali che appartengono sia al periodo dei primi Conquistadores, fino ad arrivare ai documenti dell’ultimo periodo coloniale del XIX secolo. Fra i testi in archivio, sono sicuramente da non perdere la richiesta scritta di Miguel de Cervantes per un posto da ufficiale, la Bolla della Demarcazione Inter caetera di papa Alessandro VI, che aveva diviso sulla carta il mondo tra Spagna e Portogallo.

Vi è tra l’altro una parte dedicata a Cristoforo Colombo; vi sono mappe e piani delle città coloniali americane, oltre agli Archivi ordinari che rivelano le operazioni mensili di tutta la vasta macchina coloniale.

Oggi l’Archivo General de Indias ospita circa nove chilometri di scaffalature, che contengono circa 43.000 volumi, per un totale di 80 milioni di pagine prodotte dall’amministrazione coloniale, che coprono più di tre secoli di storia. La documentazione è organizzata in 16 sezioni, dal 1480 al 1898 con l’ultima sezione comprendente 6379 elementi tra mappe e piani.

Documenti digitali

Per una miglior conservazione dei documenti, negli ultimi 10 anni è stato intrapreso un processo di digitalizzazione dei volumi più a rischio. L’obiettivo è quello di arrivare a digitalizzare l’intero archivio, che tutt’oggi è un’ottima fonte per ricerche.

In aggiunta a questa opera di digitalizzazione, è stato vagliato anche il progetto per migliorare il deposito di documenti e adattare le gallerie esterne al piano superiore per l’installazione di mostre temporanee.

La visita all’Archivio de Indias

Oggi l’Archivio de Indias è sotto la protezione del Ministero dell’Educazione e della Cultura, ed è un’ottima fonte di ricerca per studiosi ed esperti della materia; è possibile accedere alle Sale di Consultazione dalle 8.00 del mattino fino alle 15.00 del pomeriggio.

È possibile anche visitare l’edificio, senza accedere alle sale di consultazione, dal lunedi al sabato dalle 9.30 alle 17.00 e durante i giorni festivi dalle 10.00 alle 14.00. L’accesso è gratuito, ed è necessario prenotare solamente se si è in gruppi superiori a 20 persone. Per arrivare all’Archivo de Indias, prendere la tramvia T1 e scendere all’omonima fermata, che si trova proprio davanti alla Cattedrale, in Plaza del Triunfo.

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